La rubrica del neonatologo

La rubrica del neonatologo

Un'altra esperienza africana -dott.ssa Augusta Janes

Un’altra esperienza africana

Mi è sembrato giusto , a distanza di tempo , dare anche il mio contributo, contributo che ora è stato sedimentato dal tempo, anche se sto ancora pensando, anche se ancora non sono riuscita ad elaborare del tutto il mio vissuto africano; ancora non so cosa dire ..

Certo non sono partita per salvare l'Africa ed era la prima volta che ero in Africa.Esperienza africa dott.ssa Janes

Sono una pediatra, una neonatologa, so fare solo questo : curare i bambini appena nati; sapevo che i problemi maggiori, più cogenti, dell'Africa, erano e sono quelli delle madri e dei bambini, quelli della mortalità materna e infantile ; quindi sono partita convinta di poter fare qualcosa, di poter essere utile.

La mia esperienza si è svolta a Pemba, un' isola di fronte a Zanzibar (in Tanzania), un'isola bellissima con spiagge bianchissime , mare stupendo, un'isola verde verde, lussureggiante, con tante palme, tanta frutta, tante banane, tanto pesce e tanti bambini …

I bambini... quanti bambini, belli, simpatici ma soprattutto tanti ...

I bambini ..i bambini che muoiono; sono abituata alla morte dei bambini ma non dei bambini grandi, dei bambini sani; sono abituata alla morte di bambini che ho potuto curare fino alla fine ; in Africa no, non potevo curarli, non sapevo come fare, non conoscevo le malattie, non sapevo e non potevo fare il medico, per lo meno il medico come sapevo farlo e ho fatto per molti anni.

Certo capisco che è stato fatto tanto, che adesso ci sono le vaccinazioni, i latti per i bambini denutriti ed altri aiuti, ma l' impatto emotivo è stato comunque molto difficile.

Il problema probabilmente è derivato anche dal fatto che non avevo un ruolo ben definito nel progetto per il quale era stato organizzato il viaggio (insegnare l'ecografia a dei medical officers africani)

Io però non so molto di ecografia ...e ormai sono troppo vecchia per imparare o meglio forse non per imparare, ma... imparare per insegnare è diverso

La sala parto e il dipartimento materno dove stavano alloggiate le madri con i bambini dopo il parto mi ha molto impressionato, anzi sconvolto, per la parte logistica (pioveva sopra i letti) , e per la quasi totale mancanza di igiene e pulizia; non parlo di sterilità , solo di pulizia, di acqua e sapone, di asciugamani...

Le donne partorivano da sole nel dolore e nella scarsa solidarietà e vicinanza di altre donne, in mezzo al sangue, i bambini non ricevevano attenzione, nessuno se ne occupava, per lo meno questa è stata la mia impressione. In Africa, per lo meno nell'Ospedale di Chake-Chake, mancano le cose di base e l'acqua è una di queste (ma nel contempo è un posto dove piove molto, praticamente tutti i giorni nel periodo del mio viaggio).

Imparare l'ecografia è importante, è un buon mezzo, ma se non puoi fare un esame del sangue (glicemia, emocromo , elettroliti, esame del liquor... ) che tipo di medicina puoi fare, come puoi diminuire il numero di sepsi che sono una delle prime cause di morti delle madri se non puoi insegnare o dare l'esempio di lavarsi le mani ?

Ci sono state inoltre molte difficoltà di comunicazione con le ostetriche (molte sapevano solo poche parole di inglese, ma anche da noi quanti operatori sanitari parlano inglese? io stessa lo parlo male).

Probabilmente il tempo è stato poco per migliorare la mia conoscenza dei problemi.

Ho fatto quello che ho potuto; i presidi richiesti per migliorare la situazione non sarebbero costosi, ma senza quelli le cose non miglioreranno; anche la conoscenza dei presidi in dotazione era scarsa ; c'era un Infant Warmer (un apparecchio per mantenere caldo il neonato), donato dal Canada, che dapprima non funzionava, ma il problema era l'elettricità (non funzionavano le spine elettriche della sala parto), ma anche in seguito ho cercato di spiegare il funzionamento a tante persone ma non veniva messo in funzione; forse perchè non riuscivo a spiegare il funzionamento in una lingua comprensibile, ma anche perchè non era chiara l'importanza di esso in sala parto, soprattutto se devi aiutare un neonato prematuro o un neonato asfissiato.

Mi sono poi recata negli ambulatori periferici: venivano visitati molti bambini con patologie anche contagiose (scabbia, impetigine, infezioni da funghi, gastroenteriti, polmoniti, infezioni respiratorie) e non c'era acqua per lavarsi le mani ; certo erano posti importanti perchè erano disponibili farmaci gratis, ma anche qui credo che avere l'acqua per lavarsi le mani, un lettino per visitare i bambini meglio e non in braccio alle mamme, anche quelli grandi, avrebbe fatto o farebbe la differenza

Il dipartimento pediatrico ha lasciato in me una ferita aperta, per le patologie che ho visto, per la numerosità anche delle patologie neurologiche, per la situazione logistica dei bambini, per gli stati di denutrizione …

Adesso a Pemba c'è un progetto di creare un nuovo punto nascita , in un distretto lontano dall'Ospedale , accanto ai piccoli villaggi di campagna, è una cosa buona, ma ci devono essere degli standard di pulizia e di assistenza e la presenza costante e continuativa di qualcuno che dia un imprinting educativo che poi possa essere mantenuto nel tempo, perchè è diventato parte della cultura acquisita

Ho cercato di essere una voce sconosciuta e fraterna che provava a offrire, goffamente, solidarietà ma ho provato in modo molto forte l'insufficienza , l'impotenza di ogni uomo nel condividere davvero una sofferenza che comunque non è la sua ; davvero non c'è altra risorsa che amare ed essere ostinati; spero di essere contagiata da questa malattia dell'ostinazione che mette in moto anche i rassegnati e i vigliacchi e li convince li rende migliori delle loro parole.

L'esperienza da me fatta a Pemba, ospite della fondazione Ivo de Carneri, è stata complessa ; mi sono disperata, mi sono arrabbiata , ho pianto, ho cercato di fare quello che potevo e pensavo alle parole di Cristo: quello che fate per questi piccoli lo fate a me, è stato poco, ho potuto fare poco, vorrei fare di più, non voglio arrendermi , ho fatto quello che potevo; ci sono stati molti ostacoli; l'Africa è un interminabile sconfitta, ma questo non deve essere il motivo per smettere di lottare; dobbiamo non fuggire dall'inaccettabile, ma rimanere nell'inaccettabile, saltarci dentro; dovrebbe esserci sempre uno spazio per fare una scelta. Io spero di si; ho capito che devo studiare, che devo prepararmi , che bisogna avere un progetto, che non avevo e d'altronde non potevo avere essendo la prima volta che mi recavo in Africa .

Non poter parlare la lingua , per me che parlo tanto e che curo anche con le parole è stato terribile, difficile, angosciante ; ogni sera studiavo lo Swaili in internet.

Non so se quello che ho scritto sia interessante: ho scritto di getto, le parole del cuore

Ringrazio comunque la fondazione Ivo De Carneri per avermi permesso di fare quest'esperienza che per me ha avuto un grande valore , che credo crescerà nel tempo .

Al momento sto finendo di frequentare presso il CUAMM (medici con l'Africa ) a Padova un Corso di formazione e le mie idee sono più chiare su quello che si può provare a fare.... lavorare con l'Africa , su progetti limitati , a piccoli passi

Dr.ssa Augusta Janes

 

 

Piccoli NEURONI SPECCHIO crescono

 

Piccoli NEURONI SPECCHIO crescono

Il bambino fin dalle prime epoche della vita cerca di dare un significato alle proprie esperienze, e costruisce dentro di sé progressivamente un vissuto che costituisce la base del suo modo personale di stare nel mondo.

Ormai da molti anni abbiamo conoscenza dell’esistenza dei “neuroni specchio”, cioè delle cellule nervose del nostro cervello che si attivano in risposta a delle azioni compiute dagli altri, esattamente come se fossimo noi a compierle, in base alla comprensione dello scopo che le anima. Così quando vediamo una persona che mangia davanti a noi un cioccolatino, si attivano in noi le cellule nervose cerebrali implicate nei gesti che sta facendo quella persona, rendendoci inconsciamente partecipi di questa azione, anche se rimaniamo fermi.

Anche quando vediamo una persona che piange per un avvenimento spiacevole si attiva in noi lo stesso tipo di neuroni che presiedono a quella funzione, col risultato che ci fanno partecipare con empatia, anche con lacrime, all’emozione provata di chi ci sta davanti.neuroni specchio

E’ la trasposizione su di noi di una percezione visiva, che produce sempre un effetto, diverso e variabile in base alle nostre esperienze precedenti. Anche le esperienze uditive, come ascoltare il racconto di una persona, sono in grado di attivare i nostri neuroni specchio. Senza l’esistenza dei neuroni specchio avremmo difficoltà a capire le intenzioni e i gesti degli altri.

Per inciso, tutti noi sappiamo inoltre come siano maggiori le capacità diagnostiche e terapeutiche quando un medico o uno psicoterapeuta ascolta con partecipazione i sintomi e le sensazioni di un paziente, cioè cercando di attivare in modo empatico l’ascolto e l’immedesimazione.

Leggi di più...

 

Prematuri

PREMATURI…non siamo soli.

Molte mamme e papà che trascorrono loro malgrado del tempo da noi ci dicono che prima di dover entrare in neonatologia non sapevano nulla di questo mondo, altri ci chiedono se quello del loro bambino è il primo caso che vediamo.prematuri

Una mamma mi ha chiesto di dare i numeri…

Quanti sono questi bambini che nascono prematuri?

La neonatologia di Udine è un reparto di terapia intensiva neonatale di terzo livello che significa che è in grado di accogliere tutti i neonati che necessitino di cure intensive, in regione ce n’è un'altra analoga (Burlo Garofalo)

In Friuli Venezia Giulia nascono circa 9000 bambini l’anni, con un trend di nascite in lieve calo negli ultimi anni, a Udine nascono circa 1600 bambini all’anno. Leggi di più...

 

Guardarsi negli occhi

 

contatto visivo1Il feto inizia ad aprire gli occhi in utero verso le 27 settimane di gestazione, ed è una esperienza sensoriale che matura dopo che gli altri sensi si sono sviluppati; quindi dopo il tatto, il gusto, il senso dell’equilibrio, dopo che anche l’udito ha cominciato a funzionare.

E’ un’esperienza quindi che si forma quando il feto possiede già conoscenze ottenute attraverso tutti questi canali, saperi che verranno progressivamente resi più complessi dalle informazioni visive, che daranno completezza ai meccanismi che portano ad uno sviluppo psicomotorio ben integrato e regolare.

Sottolineo che è un’esperienza che si forma al buio, appena modulato dall’alternarsi di lontane luminosità filtrate attraverso il liquido amniotico, le pareti dell’utero e gli altri strati del corpo materno... leggi di più

 

Esperienza in Tanzania - seconda parte

 

Riprendo il discorso sui neonati e sulle mamme, raccontando ancora un poco la mia esperienza africana di un mese trascorso nell’ospedale di Tosamaganga, in Tanzania.

Le mamme vivono la gravidanza senza gli appuntamenti di controllo che la scandiscono nel mondo occidentale; sono comunque disponibili gli Health Centre (centri di salute) sparsi nei villaggi, che offrono servizi preventivi, come le vaccinazioni e le visite prenatali, e servizi curativi, quali la terapia per l’HIV e per le malattie più comuni. In queste strutture è possibile l’assistenza al parto vaginale in gestazione a termine; se sono previste complicanze viene consigliato di recarsi in ospedale, benché la quota di incertezza legata al travaglio e al parto non sia, come sappiamo, prevedibile in anticipo.

Raggiungere l’ospedale non è una cosa facile, perché i villaggi sono sparsi in un territorio molto vasto, come è il distretto di Iringa; i mezzi di trasporto pubblici (le macchine private sono rare) sono i DALADALA, piccoli pulmini che partono non ad orario ma quando sono strapieni, cioè con almeno il triplo di persone previste dai posti a sedere.

Oltre al pulmino che staziona sempre fuori dall’ospedale a bordo strada c’è sempre qualche moto (PIKI PIKI) che fa servizio taxi, trasportando due o tre persone: per noi rappresentano entrambi sistemi di trasporto disagevoli, anche per la promiscuità poco salutare a cui si è costretti, in compagnia di malati che arrivano o sono appena stati dimessi. Questi servizi vengono usati anche dalle mamme con i loro neonati, che in alternativa percorrono lunghe distanze a piedi; i bimbi in braccio oppure, appena più grandini, portati sulla schiena avvolti in grandi fasce colorate. Leggi di più...

 

Esperienza in Tanzania- prima parte

Esperienza in Tanzania

Sono stata per un mese a Tosamaganga, un ospedale situato in un altopiano nel distretto di Iringa, in Tanzania. Un’associazione ONLUS di Varese, ZERO PIU’, ha chiestocof la mia collaborazione nell’ambito di un progetto per il potenziamento delle cure ai neonati ricoverati in quell’ospedale.

Premetto che si tratta di un ospedale che da decenni riceve una collaborazione italiana da parte del CUAMM (Medici con L’Africa) per la lotta contro la malnutrizione e che ora ha avviato un progetto chiamato “Prima le mamme e i bambini”.

E’ stata una esperienza forte, perché anche se mi sono informata in precedenza della situazione locale la realtà ha comportato un importante coinvolgimento emotivo, accompagnato dalla consapevolezza di non poter dare l’aiuto pensato e sperato.

I bambini nascono senza adeguate cure prenatali, e questo provoca risultati non prevedibili sia in termini di prematurità che di malformazioni maggiori non diagnosticate. Nella cultura locale la prima gravidanza segna il passaggio all’età adulta di una donna, e quindi è un passaggio fondamentale nella integrazione sociale. Ciononostante spesso la gravidanza viene tenuta segreta , anche nella cerchia familiare, nelle prime settimane, per timore che vengano effettuati sortilegi che possano comprometterla. Infatti c’è ancora la credenza che l’invidia delle persone possa riversarsi sul prodotto di concepimento, e quindi il primo elemento per la sua protezione è il silenzio. Questo fattore socio-culturale, assieme ad altri tra cui la scarsa considerazione per la data delle ultime mestruazioni, accentua l’imprevisto sulla determinazione dell’età gestazionale. Leggi di più...

 

ALLATTAMENTO AL SENO - PARTE TERZA

allattamento-seno-Ancora allattamento al seno

Adesso il mio prematuro , il mio bambino, sta meglio come faccio per l'allattamento al seno?

Il tempo è passato siamo usciti dal tunnel buio e duro della terapia intensiva neonatale , il nostro piccolino è più stabile , abbiamo cominciato a conoscerci meglio, ...”pensa che me l'hanno dato in braccio, tanta paura ma si è subito capito che la cosa gli piace , quando sta con me , sopra il seno morbido della mamma, è stabile , è contento, fa meno apnee, richiede meno ossigeno e non si raffredda”

Quindi il primo passo-conoscersi e non avere paura- è fatto

Il nostro bambino non è ancora forte, ma succhia bene il ciuccetto passatempo, e questo succhiaree lo calma, lo aiuta a sopportare non solo il dolore, ma anche lo stress (per i più piccoli sono, forse, la stessa cosa) . Il piccolino è sul seno, sulla pelle ed è li con tutte le antenne aperte, con tutti i suoi sensi accesi :e sente odori e sente il cuore,e comincia a vedere cose, e a sentire meglio le voci-ecco la voce della mamma che mi calma, sono al sicuro; questo cullare mi riporta a casa, gli odori come un filo di Arianna lo riportano all'utero, anche il cullare (sensibilità vestibolare) e il canto della mamma mi riportano “ a casa” Queste sensibilità sono molto spiccate nei neonati che come sappiamo non comunicano con le parole, ma sono attivissimi con tutti gli altri sensi. Leggi di più...

ALLATTAMENTO AL SENO - PARTE SECONDA

allattamento-seno-Allattamento al seno nel neonato pretermine o comunque in un neonato che non sta bene

Alcuni passaggi per partire … intanto è meglio non perdere il latte.

Per prima cosa va favorita e mantenuta la produzione di latte materno, cominciando e continuando a spremere il latte, con costanza. Sappiamo che le mamme dei piccoli prematuri o che presentano problemi inaspettati alla nascita hanno più difficoltà, l’allattamento al seno è più difficile, le mamme sono spesso stressate ed in ansia per la vita del bambino, talora hanno scarsa fiducia che il loro latte vada bene come quantità e qualità: in realtà la mamma deve sempre essere certa che sta facendo un latte ” giusto” per il suo bambino e che lei partecipa anche con il latte alle cure per il suo piccolo.

Il latte va tolto ad orario, ogni 3 ore, con una pompa elettrica continuando per 1-2 minuti dopo che ha cessato di defluire; va tenuto un diario di quando e quanto latte viene tolto (quadernetto speciale del latte): leggi di più

I PRIMI GIOCHI

 Qualche volta i genitori ci chiedono quali sono i primi giochi da acquistare , ma più spesso vanno nei negozi dove sono attratti da una quantità di scatole multicolori, e cercano di capire cosa potrebbe far divertire il loro figlio.

In realtà il gioco (inteso come oggetto) per il bambino di 4-5 mesi di vita, che ha iniziato da poco l’uso delle mani nella funzione della manipolazione, dovrebbe avere alcune caratteristiche, per raggiungere lo scopo di un uso piacevolmente frequente :

-sicuramente la leggerezza , la comprimibilità, in modo che le dita, che ancora non sanno bene coordinarsi per una manipolazione funzionale,

 

trattengano il gioco senza lasciarlo cadere.

 

In seguito il bambino non ha la necessità di apprendere gli aspetti qualitativi attraverso la bocca, mano a mano che si sviluppa la conoscenza degli oggetti attraverso la manipolazione sotto il controllo visivo, modalità che ci è familiare e che usiamo in seguito per tutta la vita (leggi di più)

 

Allattamento al seno e/o latte materno nei ricoverati in terapia intensiva neonatale (dott.ssa Augusta Janes, settembre 2017)

allattare-al-senoPerchè ne parliamo? Perchè è importante? Quanto è importante?

E' importante per tutti i neonati , ma per il neonato separato dalla madre il latte materno è spesso l'unico legame , come un filo che lega insieme madre-bambino e che non li lascia separare, l'unica cosa che talora una mamma può dare al neonato malato , piccolo, fragile. Questo legame la fa sperare, la fa sentire utile. Spesso infatti la mamma ha la sensazione che il figlio è come se appartenesse ad altri, più bravi , più tecnici, più capaci di aiutarlo; quindi è importante per riprendere la loro relazione , il loro discorso interrotto con la nascita”patologica” e per riavviare e dare vigore al loro discorso di amore.

Non è però solo una questione di relazione e di sentimenti, anche se questi restano al primo posto nella vita per le implicazioni di crescita dell'identità, per quello che cioè saremo da grandi , delle persone piene di ia e di speranza, serene, sorridenti o piene di paure e di ansie. Leggi di più

Il sonno del neonato- 2 capitolo

Eccoci alla puntata successiva del capitolo “sonno del neonato”

Come abbiamo detto il sonno è funzione della maturazione cerebrale, si sviluppa via via che il bambino crescendo , diventa più grande in tutte le sue capacità , le sue possibilità di vita, di autonomia dalla mamma. Esaminiamo il problema dalla nascita: se il “nostro “ nasce a termine è ben equipaggiato ma comunque esce da un posto dove non c'era freddo , caldo, fame , sete , luce ; le voci erano ovattate , il mondo programmato ed ad una certa ora si faceva questo, ad un altra si faceva quell'altro (cose che in genere riflettevano la vita della madre e la vita di noi adulti e' quanto di più programmato e statico ci sia ): non era presente la forza di gravità quindi non ci si sentiva “cadere”, quando il feto si muoveva, continuamente toccava il confine e gli arti ritornavano sul corpo, movimento autoconsolatorio
Quindi la prima difficoltà del neonato è quella di conoscere ed adattarsi a questo nuovo mondo; deve crearsi dei punti di riferimento, deve conoscere “il territorio”: per lui il territorio è il suo ambiente , la sua casa fatta di suoni, rumori, odori ; il suo mondo è anche il volto della mamma, la sua voce ; nel frattempo deve imparare ad autoregolarsi a tranquillizzarsi. Leggi di più

La voce della mamma

Designed by Yanalya / Freepik

Durante la gravidanza il figlio cresce nel liquido amniotico, cullato nel dondolio dato dai movimenti materni, in un ambiente protetto da rumori familiari perché ripetitivi, diventati rassicuranti in quanto non improvvisi o inattesi : ascolta il battito cardiaco della madre, i borborigmi (borbottii) intestinali, dal 3° trimestre percepisce distintamente la sua voce e impara a conoscerne l’intonazione e il ritmo: alla nascita non sbaglierà e risponderà prontamente proprio a quella voce, solo un po’ diversa perché trasmessa attraverso l’aria, ma sicuramente amica.

Attraverso gli studi condotti con le registrazioni ecografiche durante la gestazione è stato evidenziato che il feto reagisce prontamente alla voce materna, con variazioni della frequenza cardiaca, che accelera all’inizio di una frase dopo un periodo di silenzio, ma ...

Leggi di più

Il sonno del neonato

41_QQ10195Nei colloqui con i genitori che precedono la dimissione dalla terapia intensiva, si parla anche del sonno.

Il sonno è una cosa importante; durante il sonno il nostro cervello fa una specie di “reset”, mette in ordine le informazioni, pulisce la lavagna, allora io posso scriverci cose nuove.

Non si nasce con un sonno strutturato, il sonno è una funzione dello sviluppo cerebrale; nei prematuri di basse o bassissime età gestazionali è difficile differenziare il sonno dalla veglia; probabilmente una buona strutturazione del sonno non avviene prima delle 32-33 settimane di età corretta; il sonno quindi matura con il bambino, con il tempo, ma matura di più e meglio se l’ambiente dove cresce il “nostro” piccolo è adeguato (parleremo a suo tempo in un altro pezzetto di scritto dell’importanza dell’ambiente di crescita e teniamo conto che l’ambiente per i prematuri più delicati è, per alcuni mesi, la terapia intensiva neonatale), come per le piante: se il tempo è bell,o se non c’è siccità, ma anche se non piove troppo, se gli diamo da mangiare bene … le piantine crescono meglio, i pomodori sono più saporiti e non si ammalano …Leggi di più

 

I nonni

Alla dimissione dall’ospedale, quando si porta a casa il piccolo c’è una felicità tanto grande che molti genitori mettono solo allora sulla porta di casa il fiocco rosa o azzurro per dire al mondo che c’è un nuovo arrivato; tra le altre cose si vuol dire agli altri, ma soprattutto a se stessi come genitori, che si è raggiunto un traguardo stabile di salute, tutta la famiglia finalmente è a casa.

E’ in questo momento che si avvicinano di più anche i nonni, ad offrire un aiuto pratico nelle faccende domestiche ma anche un conforto che va al di là di questo; i nonni si accostano con prudenza alla famiglia giovane e capiscono che è arrivato il momento di mettersi a disposizione con la loro saggezza, senza troppo interferire nella gestione del nipote.

Sicuramente ora ci sono modalità diverse di porsi nell’allevare un figlio, Leggi di più 

Il ritorno a casa: l'alimentazione

allattamento-seno-Negli incontri con i genitori prima della dimissione per prima cosa parlo sempre dell’alimentazione.

Infatti dico alle mamme che le domande sull’alimentazione –quanto gli devo dare da mangiare e quando gli devo dare da mangiare – sono le domande classiche che una mamma fa sempre e sono le prime domande.

E’ anche logico perché tutte le mamme hanno nei confronti del loro bambino delle angosce di morte e se il bambino non mangia per la mamma può significare che può morire

Quindi quando gli devo dare da mangiare e quanto? E cosa ? e perché quella cosa , quel latte e non un altro? Leggi di più

 

 

Il momento del ritorno a casa

Si parla di dimissione finalmente, e questo è un bel momento, quando i medici del reparto possono dire che il bambino non ha più bisogno di loro, o comunque non così tanto da giustificare il ricovero…

Il ritorno a casa riempie di gioia e di preoccupazione i genitori: il loro figlio è stato accudito, per un periodo più o meno lungo, da mani capaci che sapevano bene ciò che facevano, che avevano soluzioni pronte per ogni difficoltà.

Il genitore teme di non essere così bravo nella gestione del figlio, si chiede se facendo da solo sbaglierà…

In realtà come operatore che ha vissuto tanti anni in neonatologia ho imparato che tutti i genitori diventano in breve tempo i principali curanti del proprio figlio già durante il ricovero: l’accesso libero al reparto, 24 ore su 24, ha reso facile e continuativa la loro presenza accanto al bambino; si è accresciuta gradualmente l’attenzione alle esigenze del piccolo, con una sensibilità rafforzata dal legame affettivo, che facilita la ricerca di risposte e di benessere per entrambe, genitore e figlio. Leggi di più...

 

Associazione "Il Paese di Lilliput" A.P.S.