La rubrica del neonatologo

La rubrica del neonatologo

Il sonno del neonato- 2 capitolo

Eccoci alla puntata successiva del capitolo “sonno del neonato”

Come abbiamo detto il sonno è funzione della maturazione cerebrale, si sviluppa via via che il bambino crescendo , diventa più grande in tutte le sue capacità , le sue possibilità di vita, di autonomia dalla mamma. Esaminiamo il problema dalla nascita: se il “nostro “ nasce a termine è ben equipaggiato ma comunque esce da un posto dove non c'era freddo , caldo, fame , sete , luce ; le voci erano ovattate , il mondo programmato ed ad una certa ora si faceva questo, ad un altra si faceva quell'altro (cose che in genere riflettevano la vita della madre e la vita di noi adulti e' quanto di più programmato e statico ci sia ): non era presente la forza di gravità quindi non ci si sentiva “cadere”, quando il feto si muoveva, continuamente toccava il confine e gli arti ritornavano sul corpo, movimento autoconsolatorio
Quindi la prima difficoltà del neonato è quella di conoscere ed adattarsi a questo nuovo mondo; deve crearsi dei punti di riferimento, deve conoscere “il territorio”: per lui il territorio è il suo ambiente , la sua casa fatta di suoni, rumori, odori ; il suo mondo è anche il volto della mamma, la sua voce ; nel frattempo deve imparare ad autoregolarsi a tranquillizzarsi
I neonati non hanno coscienza di sé in modo separato dalla madre , da chi gli sta intorno, sono un tutt’unico; se lui ha fame lo assale subito un’ angoscia di morte , quella che verrebbe a noi nel deserto se avessimo sete e fossimo soli e …non sappiamo che …proprio dietro la duna c’è l’oasi con l’acqua. Prima di essere io ,siamo stati noi
Nel neonato pretermine queste difficoltà sono esaltate, la sua capacità di autoregolazione che significa capacità di consolazione, capacità di svegliarsi per il pasto, di mangiare senza soffocarsi e rimanendo sveglio, di prendere sonno e di mantenerlo, sono molto ridotte e noi dobbiamo aiutarlo in questa autoregolazione.
Cosa fare : se devi conoscere il territorio la prima cosa è che il territorio sia stabile, altrimenti se un giorno si dorme dalla nonna e nella culletta ed un giorno dalla zia in braccio… perché piangeva, manca la stabilità; anche il volto umano che ho davanti deve essere stabile ; qual’é il volto più stabile ? quello della mamma, quello del papà , non può essere quello dell’infermiera , anche se brava, perché lei cambia sempre e non si crea una relazione stabile, che è sempre quella di amore della mamma con il suo bambino; ricordate che quello che ci cambia è lo sviluppo di relazioni di amore
A Napoli dicono :ogni scarafone è bello a mamma sua , questa è una relazione di amore , mi piaci comunque , mi piacerai sempre , qualunque cosa tu faccia , non posso fare altro, ti amo nonostante…
La prima cosa quindi è la stabilità, non cambiate il nido del neonato; create un ambiente di sonno che il neonato impari a conoscere, con l’aiuto di piccoli oggetti, anche profumati (l’olfatto è un senso molto sviluppato nei neonati) un posticino che il bambino riconosca come “casa sua” ; sono a casa … sto tranquillo
Avvolgete il piccolo in panni morbidi, ma le stesse coperte lo fanno ,questo lo aiuta a non sentirsi cadere (molti nostri incubi da adulti sono il sogno di cadere..cado,cado..)
Cominciamo a creare degli ambienti diversi per il giorno e la notte : di giorno si può dormire in cucina o nel salottino , di notte l’ambiente deve essere diverso, ci deve essere più buio e più silenzio e più luce ed i rumori normali della casa durante il giorno ; questo serve a creare il ritmo circadiano, quello di giorno e notte; il tempo di sonno notturno senza interruzioni aumenta un po’ alla volta
Altra situazione “tranquillizzante” : succhiare Per il neonato il seno della mamma e’ la fonte principale di gratificazione,mangiare al seno e’ per certi aspetti come farsi una dose di sedativo, come farsi una “pera”; ma anche il succhiotto permette al neonato di tranquillizzarsi, i succhiotti di stoffa imbevuti di sostanze dolci erano usati molti anni fa, facevano male , erano fonte di infezione e di carie , ma i bambini stavano buoni
Cantare è sempre una buona cosa , in tutte le culture ci sono le ninne nanne , in tutte le culture i neonati sono stati cullati per addormentarli. Tutto quello che è ritmico tranquillizza il neonato
Ma alla fine rimane da fare la cosa più importante : avere pazienza e costanza , come hanno avuto le nostre mamme e nonne, non abbiamo imparato in un giorno a leggere e a scrivere e cosi anche a stare buoni, a dormire ; una cosa importante ; compito di una mamma è certamente amare , ma subito dopo l’amore viene l’educazione , al sonno, al vasino a non interrompere le persone che parlano e, a dire grazie , ad aspettare
Tutto e subito è bello, ma non è reale

Dr.ssa Augusta Janes

La voce della mamma

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Durante la gravidanza il figlio cresce nel liquido amniotico, cullato nel dondolio dato dai movimenti materni, in un ambiente protetto da rumori familiari perché ripetitivi, diventati rassicuranti in quanto non improvvisi o inattesi : ascolta il battito cardiaco della madre, i borborigmi (borbottii) intestinali, dal 3° trimestre percepisce distintamente la sua voce e impara a conoscerne l’intonazione e il ritmo: alla nascita non sbaglierà e risponderà prontamente proprio a quella voce, solo un po’ diversa perché trasmessa attraverso l’aria, ma sicuramente amica.

Attraverso gli studi condotti con le registrazioni ecografiche durante la gestazione è stato evidenziato che il feto reagisce prontamente alla voce materna, con variazioni della frequenza cardiaca, che accelera all’inizio di una frase dopo un periodo di silenzio, ma rallenta quando il “colloquio” persiste, segnale di una raggiunta tranquillità . E’ stato inoltre filmato il comportamento motorio del feto alla voce materna e alla pressione della mano materna sull’addome: nel secondo trimestre aumentano i movimenti di braccia e gambe, e nel terzo trimestre si registrano avvicinamenti ed esplorazioni con le mani della parete interna dell’utero, quasi a voler avvicinarsi per toccarsi reciprocamente.

Il bambino cerca in tutti i modi di far sentire il proprio apprezzamento alle attenzioni materne.

Se la nascita avviene prematuramente questo colloquio privilegiato tra madre e figlio si spezza, e il piccolo viene proiettato in un ambiente caotico: in terapia intensiva i rumori emessi dalle macchine e dagli allarmi sono improvvisi, eccessivi, privi di ritmicità. Allo stesso modo le voci sono innumerevoli, irriconoscibili perché cambiano sempre…, ma soprattutto mancanti di significato affettivo; il bambino è in gran confusione; proviamo a pensare a come ci troveremmo noi in un ambiente estraneo e molto rumoroso, da soli, e senza una possibile interpretazione attraverso il canale visivo, ad occhi chiusi….

Per di più nel neonato contemporaneamente incombono la malattia e la sofferenza: il suo organismo è dominato da una grande fragilità.

Ma…proprio in questo periodo il suo cervello sta crescendo rapidamente, si sta formando con l’impronta sostanziale determinata dall’ambiente.

Il piccolo si aggrappa allora ad un’ancora forte e tenace, ritorna la voce della mamma.

Dagli oblò aperti dell’incubatore, ma soprattutto sul seno della madre, riallaccia un filo sul ricordo di una voce che veniva da un porto sicuro e quieto; riconosce il legame già avviato e si affida completamente.

La voce della madre racconta del suo affetto, delle sue preoccupazioni, delle sue speranze, della sua gioia nei piccoli miglioramenti del figlio.

Gli studi condotti nelle terapie intensive neonatali hanno evidenziato come il nato prematuro rallenti la frequenza cardiaca nell’ascolto della voce materna, dimostrando una migliore stabilità nella respirazione e nella ossigenazione, un atteggiamento di benefico rilassamento.

L’ambiente stressante di cui è circondato si distanzia, ha un minore potere disorganizzante, lo lascia finalmente riposare e recuperare le forze .

Sono elementi importanti nella sua lotta per la sopravvivenza, e giustamente negli ultimi anni è stato dato finalmente rilievo alla componente terapeutica data dall’ascolto e dal contatto con la madre proposto precocemente fin dai primi giorni di vita: è ricomposto un dialogo tra madre e bambino interrotto precocemente, è ripartito un viaggio da proseguire insieme, un racconto di reciproco amore.

Valeria Chiandotto

04.08.2017

Il sonno del neonato

41_QQ10195Nei colloqui con i genitori che precedono la dimissione dalla terapia intensiva, si parla anche del sonno.

Il sonno è una cosa importante; durante il sonno il nostro cervello fa una specie di “reset”, mette in ordine le informazioni, pulisce la lavagna, allora io posso scriverci cose nuove.

Non si nasce con un sonno strutturato, il sonno è una funzione dello sviluppo cerebrale; nei prematuri di basse o bassissime età gestazionali è difficile differenziare il sonno dalla veglia; probabilmente una buona strutturazione del sonno non avviene prima delle 32-33 settimane di età corretta; il sonno quindi matura con il bambino, con il tempo, ma matura di più e meglio se l’ambiente dove cresce il “nostro” piccolo è adeguato (parleremo a suo tempo in un altro pezzetto di scritto dell’importanza dell’ambiente di crescita e teniamo conto che l’ambiente per i prematuri più delicati è, per alcuni mesi, la terapia intensiva neonatale), come per le piante: se il tempo è bell,o se non c’è siccità, ma anche se non piove troppo, se gli diamo da mangiare bene … le piantine crescono meglio, i pomodori sono più saporiti e non si ammalano …

Il funzionamento del cervello nelle diverse età gestazionali e durante il sonno è diverso; le onde elettriche che registriamo con l’ elettroencefalogramma (EEG) cambiano nel tempo, il sonno matura , l’EEG matura e il comportamento durante il sonno cambia; cominciano a differenziarsi gli stati comportamentali: la veglia, quieta ed agitata , il sonno quieto (più profondo) e il sonno attivo (più leggero)

Questi stati, questi tipi diversi di sonno si possono differenziare anche solo osservando il comportamento clinico del neonato, anche la mamma lo può fare.

Il sonno si differenzia quindi in sonno profondo o sonno quieto: il bambino è fermo immobile, sembra morto, il respiro è monotono, non lo vedo quasi respirare, se lo tengo in braccio sento ad certo punto che casca giù, che diventa pesante ed ipotonico, la mamma capisce che si è addormentato bene e lo mette nel lettino; nel sonno attivo il piccolo comincia a fare delle smorfie con la faccia, la mamma dice che ride o forse che sogna, probabilmente è vero, anche gli adulti che sognano, sognano durante il sonno attivo; il passaggio tra i due tipi di sonno è graduale come tutti i passaggi, i cambi di comportamento; passaggi bruschi di stato devono destare la nostra attenzione.

Durante un ciclo di sonno il piccolo passa continuamente da un sonno profondo a un sonno attivo; al massimo il sonno quieto dura 40 minuti (nel neonato a termine), pertanto se ho addormentato il piccolo in braccio, ho aspettato dieci minuti e poi l’ho messo nel lettino è normale che dopo mezz’ora il piccolo cambi sonno, passi al sonno leggero: apre un occhio e dice : non conosco questo posto, adesso mi sono svegliato, rimettetemi nel posto dove ho preso sonno ( se è sulla tetta, vuol andare sulla tetta, non è che ha fame, vuole andare dove ha preso sonno)

Perché abbiamo parlato di questi tipi di sonno diversi? Per dare alla mamma alcune informazioni, che la aiutino a conoscere meglio il suo bambino e a favorire un sonno fisiologico.

Parleremo nella prossima puntata di come aiutare il neonato a dormire bene e per un tempo adeguato, perchè dormire, e dormire bene sono un aiuto per un migliore sviluppo.

Augusta Janes

I nonni

Alla dimissione dall’ospedale, quando si porta a casa il piccolo c’è una felicità tanto grande che molti genitori mettono solo allora sulla porta di casa il fiocco rosa o azzurro per dire al mondo che c’è un nuovo arrivato; tra le altre cose si vuol dire agli altri, ma soprattutto a se stessi come genitori, che si è raggiunto un traguardo stabile di salute, tutta la famiglia finalmente è a casa.

E’ in questo momento che si avvicinano di più anche i nonni, ad offrire un aiuto pratico nelle faccende domestiche ma anche un conforto che va al di là di questo; i nonni si accostano con prudenza alla famiglia giovane e capiscono che è arrivato il momento di mettersi a disposizione con la loro saggezza, senza troppo interferire nella gestione del nipote.

Sicuramente ora ci sono modalità diverse di porsi nell’allevare un figlio, spesso unico; differenti da quelle della generazione precedente, e ancor di più se consideriamo due generazioni; le modalità educative si rivelano oggi (apparentemente?) più attente alle esigenze del neonato.

Una volta il padre era più fuori casa per lavoro, ma anche se stava in casa non si occupava dei figli, che venivano gestiti dalla madre, spesso relegata al ruolo di casalinga. Il padre interveniva nelle decisioni importanti, nelle punizioni, nelle rare “premiazioni”. Peraltro tutta la famiglia riconosceva nella figura paterna, anche assente, l’autorevolezza che dava l’impronta al sistema educativo dei figli.

Noi nonni di adesso siamo cresciuti con la percezione che il padre teneva il timone del comando, tutti gli altri obbedivano, o credevano di doverlo fare.

Ora la coppia di genitori si aiuta di più nella gestione anche pratica del figlio, si interscambia i ruoli (a parte l’allattamento al seno…), spesso anche litiga per divergenze educative di poco conto.

Ciononostante la prassi più frequente è che entrambe i genitori lavorano, e occorre affidare il bambino al Nido oppure ai nonni. I nonni quindi assumono un ruolo sociale perché se per i genitori lavorare entrambI è una conquista, questo comporta anche un grosso impegno che mette a dura prova l’organizzazione della famiglia.

I nonni hanno la consapevolezza che il tempo che passano accanto al nipote è tempo ricco di affettività , la migliore spendibile per loro in questa epoca della vita. I nonni sono meno affannati, hanno meno fretta, e il loro passo è molto simile a quello dei nipoti.

Hanno più tempo per raccontare, per cantare, per leggere: sono gesti quotidiani che il bambino crescendo porterà con se in modo duraturo, mano a mano che avrà comprensione di questi grandi regali.

Altri regali è meglio che i nonni non ne facciano, perché non devono vendersi né comprare l’affetto del bambino.

Valeria Chiandotto

Il ritorno a casa: l'alimentazione

allattamento-seno-Negli incontri con i genitori prima della dimissione per prima cosa parlo sempre dell’alimentazione.

Infatti dico alle mamme che le domande sull’alimentazione –quanto gli devo dare da mangiare e quando gli devo dare da mangiare – sono le domande classiche che una mamma fa sempre e sono le prime domande.

E’ anche logico perché tutte le mamme hanno nei confronti del loro bambino delle angosce di morte e se il bambino non mangia per la mamma può significare che può morire

Quindi quando gli devo dare da mangiare e quanto? E cosa ? e perché quella cosa , quel latte e non un altro?

Sarebbe facile chiudere il discorso dicendo questo latte qui ,60 grammi per 7 volte al giorno o qualcosa di simile, ma invece il discorso è più complicato per una serie di motivi

Il nostro bambino sta crescendo e quindi sta cambiando e sta cambiando in fretta soprattutto negli ultimi giorni di degenza: ha cominciato a svegliarsi per il pasto e qualche volta anche un po’ prima dell’ora (ma l’ora l’abbiamo fissata noi in base ai nostri calcoli), mangia tutto , non si soffoca più tanto mentre mangia , riesce a finire il biberon più velocemente ; questo per i bambini che mangiano al biberon , ma non tutti mangiano al biberon , molti prematuri e speriamo sempre di più , riescono ad alimentarsi al seno , almeno in parte e il discorso quindi deve differenziare questi bambini allattati al seno , i bambini con i problemi respiratori cronici, nei quali devo controllare l’introito di liquidi e quindi di latte , i prematuri senza complicanze perinatali ecc.

Quindi il discorso è INDVIDUALE , DEVE ESSERE INDIVIDUALE , ma allora come si fa ?

Ci sono delle nozioni , delle caratteristiche di base

Ognuno di noi è quello che mangia , quindi la qualità del cibo e la quantità sono importanti, perché condizionano la crescita del bambino e la crescita non è solo il peso, ma è la crescita degli organi, del cuore, del fegato , del cervello, dei muscoli … se un prematuro cresce bene migliora la sua prognosi , va insomma a finire meglio, più forte, più resistente ale malattie, più intelligente

Quindi la mamma ha ragione a preoccuparsi per l’alimentazione

Ma il bambino è una persona e non siamo tutti uguali , c’è chi mangia di più e chi mangia di meno , chi mangia tante volte al giorno, deve fare degli spuntini tra un pasto e l’altro e chi mangia tanto ma poche volte; inoltre il cibo non è solo nutrimento del corpo è un tramite di amore tra mamma e bambino ; infatti la mamma viene e ti dice: il bambino non MI mangia, non mangia me , non mangia questo cibo ,non vuole il mio amore per lui

E’ un grosso problema, certi bambini non mangiano perché si affaticano o perché imparano che dal cibo ti vengono brutte esperienze, il pasto che finisce con un vomito perché ho voluto che il mio bambino mangiasse ancora 10 grammi è una brutta esperienza, un brutto ricordo per il bambino , se tu sforzi un bambino non va bene , puoi aiutarlo, puoi e devi capirlo, non forzarlo , non sei più brava se finisce il biberon, ma se capisci quando è ora di fare una pausa , quando è ora di chiuderla là che per questa volta basta così… mangerà di più il pasto successivo

Altri non mangiano perché attraverso quella bocca è passato di tutto (pensa a quante volte è stato intubato, aspirato, sondato , dato dell’olio da bere per aumentare le calorie ecc , come fa a credere che ci possa essere qualcosa di piacevole associato alla bocca…)

Infatti i prematuri che ancora ad un’età gestazionale corretta (che è l’epoca, le settimane reali che il bambino ha, corrette per la prematurità : un neonato di 27 settimane dopo due mesi ha 35 settimane) non mangiano autonomamente o rifiutano di mangiare al biberon sono quelli più fragili, quelli che l’hanno avuto più dura

Nessuno ti può imporre di mangiare o di fare la cacca o di dormire , questi sono le zone nelle quali si realizza la tua libertà e infatti molti bambini anche non prematuri, passano da una all’altro tra di questi sintomi, non mangiano , se cominciano a mangiare non fanno la cacca (parlo di bambini di un anno o più ) se fanno la cacca non dormono. In generale sono disturbi della relazione; cosè la relazione : io ti conosco , ti capisco, ti voglio bene e ti cambio e tu cambi me e insieme riusciamo a crescere

Nessun genitore ha mai vinto la battaglia della minestra … non facciamo quindi questa battaglia

Lasciate liberi i bambini …

Dopo la dimissione , ma già nei giorni precedenti Noi dobbiamo porci in ascolto al bambino , dobbiamo adattare il nostro comportamento ai cambiamenti del bambino, dobbiamo diventare di gomma , prendere l’impronta.

Può essere che il nostro bambino voglia mangiare meno volte al giorno e più latte alla volta e quindi va lasciato dormire (ad esempio un bambino che vuole fare 5 pasti al giorno che significa un pasto ogni 4 ore circa o più spesso in quantità minore ad esempio 8 volte al giorno , ogni 3 ore circa in quantità minore , perché ad esempio si affatica ). Ma come faccio a sapere se faccio giusto?

Do sempre qualche “numero” che è dato dal calcolo teorico del contenuto di calorie del latte : un bambino per poter crescere deve mangiare almeno 150 cc di latte nelle 24 ore ,( contare dal pasto delle 9 circa fino al pasto delle 6 del giorno dopo) , fare al somma e dividere per i Kg; il numero di pasti non è importante , può farne 5-6-7 o 8 al giorno ; inoltre la crescita è il mio metro : il nostro bambino deve crescere e crescere bene

Esempio pratico: un bambino di kg 2,5 deve mangiare al giorno circa 350-400 grammi per poter crescere

Quindi la domanda “Quando gli devo dare da mangiare?” non ha un’unica risposta , diciamo quando il bambino si sveglia, quando lo chiede … Il tempo di svuotamento dello stomaco con il latte materno è due ore e mezza , con il latte artificiale 3 ore e mezza , soprattutto se sono formule per i prematuri, ma i ritmi dei pasti possono essere che fa una pausa notturna un po’ più lunga e che durante il giorno mangia più spesso. Sul piano teorico la cosa può sembrare difficile ma dopo 2-3 giorni la mamma conosce meglio il suo bambino e le cose si assestano da sole , basta volersi bene

Il bambino cambia tanto a casa, perché un ambiente stabile e meno stressante, certo si richiede che il piccolo si adatti alle cose nuove , al gatto, al rumore del caffè, alla luce che arriva da un’atra finestra , alla sorella che parla forte , ma tutto è molto più bello e molto più a misura di bambino della terapia intensiva neonatale, non fosse altro perché il volto e la voce , quelli della mamma , sono stabili , danno di nuovo un ritmo al bambino

L’altra domanda è : se dorme lo sveglio?

Ma questa domanda introduce un discorso sul sonno che vorrei fare in modo più approfondito in una prossima volta , perché anche questo è complesso, oltre che affascinante e richiede un discorso un po’ lungo; nelle prossime settimane parleremo anche dei prematuri che mangiano al seno

Comunque nessuno nasce imparato… l’amore ci dà la conoscenza, pertanto amiamo i nostri bambini che hanno fatto tanto fatica e sono nati almeno due volte

Augusta Janes

Il momento del ritorno a casa

Si parla di dimissione finalmente, e questo è un bel momento, quando i medici del reparto possono dire che il bambino non ha più bisogno di loro, o comunque non così tanto da giustificare il ricovero…

Il ritorno a casa riempie di gioia e di preoccupazione i genitori: il loro figlio è stato accudito, per un periodo più o meno lungo, da mani capaci che sapevano bene ciò che facevano, che avevano soluzioni pronte per ogni difficoltà.

Il genitore teme di non essere così bravo nella gestione del figlio, si chiede se facendo da solo sbaglierà…

In realtà come operatore che ha vissuto tanti anni in neonatologia ho imparato che tutti i genitori diventano in breve tempo i principali curanti del proprio figlio già durante il ricovero: l’accesso libero al reparto, 24 ore su 24, ha reso facile e continuativa la loro presenza accanto al bambino; si è accresciuta gradualmente l’attenzione alle esigenze del piccolo, con una sensibilità rafforzata dal legame affettivo, che facilita la ricerca di risposte e di benessere per entrambe, genitore e figlio.

La relazione che si rafforza nel passare dei giorni e delle settimane tra genitori e figlio, nonostante l’ambiente poco intimo della terapia intensiva neonatale, porta in sè le soluzioni dei problemi: un poco alla volta la mamma ha imparato a tenere il suo piccolo in braccio, ad alimentarlo, ad impratichirsi nell’igiene, a consolarlo nei momenti di difficoltà.

Certamente uno dei problemi maggiori, riportati dai genitori subito dopo il ritorno a casa, riguardano la difficoltà nello strutturare un regolare ritmo sonno-veglia; sembrava che in ospedale il bambino mangiasse e dormisse, invece a casa… C’è bisogno di tempo per il bambino, per adattarsi al nuovo ambiente, e c’è bisogno di tempo per il genitore, per non lasciarsi prendere dall’ansia di non fare bene; con pazienza , senza preoccuparsi di sbagliare, ricordandosi però che i gesti, la voce, le modalità di accudimento portano di per sé potenti messaggi comunicativi al figlio: se le cose vengono fatte con ansia e troppa incertezza il bambino si accorge e risponde con il pianto.

Allora ci vuole ancora pazienza per capire il pianto della fame, o del disagio di una posizione mal sopportata, del malessere o del dolore, o semplicemente il pianto del richiamo consolatorio, non raramente il pianto di stanchezza perché il bambino non riesce a prendere sonno….

Può aiutare darsi delle piccole regole all’interno della famiglia, regole non uguali per tutti ma improntate alla diversità di ogni famiglia, con presenza di fratelli o senza, con maggiore o minore disponibilità di aiuto , ma che creino abitudine di routines e di comportamenti, almeno finchè nel bambino si sia strutturato un buon ritmo sonno-veglia dopo il ritorno a casa.

Tradotto in parole semplici vuol dire meno visite di amici e parenti, sia a casa che fuori, meno telefonino, meno ambivalenza del proprio comportamento (lo prendo in braccio quando voglio, cioè se non sono troppo stanca…); meno “oggi vado con il bambino in un posto, domani in un altro”; tutto ciò non significa tenere il bambino chiuso in una casa avvolta nel silenzio: si esce a fare la passeggiata quando c’è abbastanza tempo e quando il tempo lo permette, in casa si parla, si ascolta musica, possibilmente si canta, legando alla propria voce un messaggio relazionale di sicurezza anche in assenza di contatto fisico: la mamma culla e favorisce l’addormentamento con la sua voce.

Il significato di tutto ciò è arrivare ad un buon sonno ristoratore tra un pasto e l’altro; se il bambino dorme bene al risveglio ha più fame , consuma meglio e in tempo minore il pasto, la madre è più contenta e trasmette al figlio la propria soddisfazione di brava madre …e così il circolo si chiude con un rilassamento di entrambi , un nuovo facile addormentamento e un sereno reciproco adattamento.

Negli ultimi anni l’esperienza ci ha dimostrato l’utilità che la madre trascorra almeno un paio di notti prima della dimissione nelle family rooms a disposizione nella nostra neonatologia, dove si è sempre accanto al bambino e dove si può sperimentare in autonomia una situazione quasi domiciliare.

Valeria Chiandotto

Associazione "Il Paese di Lilliput" A.P.S.